I deepfake emergono come strumento chiave nella disinformazione bellica
Il 2026 si sta già dimostrando l’anno in cui i deepfake esplodono nella coscienza pubblica, per via del ruolo fondamentale che ricoprono nei contesti di conflitto e della loro adozione nelle operazioni di difesa, militari e di intelligence.
Mentre le tensioni in Medio Oriente aumentano, con Iran, Israele e USA che si scambiano attacchi balistici, i contenuti generati dall’IA stanno inondando i canali social come strumenti di guerra dell’informazione, imponendo l’agenda narrativa di entrambe le parti a un pubblico globale.
I contenuti sintetici creano falsi eventi convincenti
Negli ultimi giorni, il nostro team di Threat Intelligence ha individuato numerosi video e immagini che pretendono di mostrare lanci di missili, danni da attacco e persino aerei da caccia che bombardano località tra cui Teheran, Tel Aviv e Dubai. In alcuni casi il contenuto è sintetico al 100%, mentre in altri, filmati esistenti sono stati manipolati dall’IA per cambiare la natura del media e la narrazione che lo accompagna come parte di un’operazione di disinformazione bellica.
Ciò che differenzia i media sintetici che vediamo oggi è che, sebbene i deepfake siano diventati comuni in relazione alla disinformazione bellica negli ultimi anni, specialmente riguardo all’invasione russa dell’Ucraina, la manipolazione della verità attraverso immagini, video e audio è stata ora portata a un livello industriale.
Solo negli ultimi mesi è diventato possibile generare video iper-realistici con audio sincronizzato con strumenti pronti all’uso. E mentre tutti i generatori commerciali di contenuti IA inseriscono filigrane digitali, stanno emergendo strumenti e tecniche per rimuovere queste etichette, insieme alla comparsa di modelli generativi nel dark market destinati a usi malevoli.
Le psyops guidate dall’IA portano la battaglia sui social media
Il risultato è un panorama delle minacce deepfake in rapida evoluzione con al centro la guerra cognitiva, in cui i belligeranti e i loro sostenitori su entrambi i fronti conducono operazioni di influenza e psyops (operazioni psicologiche) contro il pubblico di destinazione in patria e all’estero.
Le piattaforme di contenuti sono diventate i nuovi campi di battaglia. I post virali sono i nuovi proiettili, che esercitano una pressione costante sulle popolazioni bersaglio. La guerra dell’informazione opera in modo persistente e globale al di sotto della soglia del conflitto tradizionale e all’interno dell’universo digitale.


L’IA generativa rende accessibile la disinformazione tramite deepfake
Ma non sono solo gli attori statali a sfruttare i deepfake come meccanismo di disinformazione oltre i propri confini. In seguito alla recente uccisione del boss della droga messicano Nemesio “El Mencho” Oseguera Cervantes, leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), sono emersi video generati dall’IA che mostrano scontri tra le forze dell’ordine e il cartello.
Il CJNG è una di quelle organizzazioni che si è distinta per l’adozione di tecnologie sofisticate, inclusi deepfake e campagne di disinformazione sui social media, rappresentando una tendenza in tutto l’ecosistema criminale.
Questo sta creando sfide significative per le forze dell’ordine, gli specialisti forensi e gli analisti di intelligence, che si trovano ad affrontare volumi crescenti di media da verificare, ritardando notevolmente il processo decisionale in scenari così critici in termini di tempo.
